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DIOBO’ SIC, SGASA ANCHE LASSU’.

Un saluto che sa di arrivederci, mai di addio. Perchè purtroppo questa fatalità tocca a tutti. Non si può scegliere quando, ma si può solo accettare cosa lei sceglie per te.

E’ difficilissimo accettarla, ma almeno se l’è preso proprio mentre rincorreva il suo sogno, proprio mentre faceva ciò che amava. Magra consolazione, è vero, però è così. E lui non vorrebbe mai vedere tutti coloro che amava, piangerlo. Lui vorrebbe vedere tutti sorridenti, a sparare “cavolate” sempre, anche nel peggiore dei momenti. QUESTO.

Ricordo di averlo apprezzato nel 2008, col suo titolo mondiale. Ricordo di averlo apprezzato al suo debutto in MotoGP, con la sua guida irruenta. Ricordo di averlo apprezzato il 21 ottobre 2010 a pranzo insieme, li a Riccione.

Si, a pranzo. Grazie ad Aldo, Samanta e Stefano che ci avevano dato appuntamento ad un ristorante a Riccione, non dicendoci niente a riguardo degli altri invitati. Una sorpresa. Io e la mia ragazza entrammo in questo ristorante e vedemmo Aldo, la Samanta, Stefano e poi, nella parte davanti ai nostri posti a tavola, una testa infinita di capelli e al suo fianco una bella ragazza.

Come direbbe lui, noi abbiamo pensato:”Diobò, siamo a pranzo con SIMONCELLI E LA SUA RAGAZZA!!!!”. Noi li guardiamo quasi impietriti dalla gioia, loro due si alzano e ci allungano la mano dicendo:”Piacere, Marco. Piacere, Kate.”. Gente che già al primo impatto non se la tira minimamente.

Attimi di stupore, oddio, attimi, diciamo che per tutto il pranzo siamo stati a bocca chiusa (o quasi, perchè per far entrare il cibo ogni tanto la si doveva aprire) ad ascoltarlo perchè dai, in fondo, un’occasione così ti capita una volta nella vita.

Ascoltavamo e lui mentre ci raccontava degli aneddoti del motomondiale, battute a ripetizione e cercava di farci interagire nella conversazione, mangiava la sua adorata piadina rucola e stracchino (diobò se ne mangia…). Ci fa:”Dai ragazzi mangiatela voi che di qua ci capitate solo di tanto in tanto.”, noi rifiutiamo, dato lo stomaco chiuso dall’emozione e lui fa:”Ok, allora me la finisco io!”.

Alla fine, ci incamminiamo verso lo studio di Aldo e il Sic, appena usciti, si mette la cuffia, con evidenti problemi nel metterla, data la misura della cuffia rapportata alla sua chioma, gli occhiali e via. Arriviamo ad un attraversamento, aspettiamo passino una ventina di ciclisti per attraversare e, proprio mentre questi ciclisti passano lui fa:”Ooooooooohhhhhhhhh PEDALA PEDALA!!!!!”… giù a ridere!!! Ma a crepapelle proprio.

A quel punto io gli dico:”Dai allora Sic, la foto e l’autografo te lo chiediamo al Rally di Monza, ricordati di noi..”.
E lui:”No no dai, la facciamo subito la foto!!”

Click! Immortalati (foto qui sotto). E subito dopo l’ultima battuta di quella giornata bellissima:”Allora, ci vediamo a Monza ragazzi!!”
“Certo!!!!!!!” la nostra risposta.

E li si concluse la giornata con lui. BELLISSIMA. (PS: a Monza poi ci ha riconosciuti – “Diobò ragazzi, allora come va?!” – facendoci due battute e autografandoci la foto che avevamo fatto quel giorno insieme.)

Tutto riaffiora troppe volte nelle nostre due teste ieri. E quando leggo nel blog della mia ragazza queste frasi, la lacrima è incontenibile:”Ho avuto l’onore di conoscerti e di passare un po’ di tempo con te e con la splendida Kate.
Ora ti voglio ricordare così, come quel giorno, sorridente, che pocciavi il pane nell’olio e sale e che ci raccontavi un sacco di cose. Che urlavi dietro ai ciclisti e che cercavi di mimetizzare i tuoi capelli con una piccola cuffia.
Diobo’ Ciccio, ci mancherai da morire!”.

Questo è l’unica cosa che vi posso raccontare personalmente su Marco, e sinceramente ci tenevo. Ci tenevo a dire che noi siamo con Kate e con tutta la famiglia di Marco, siamo con Aldo, Samanta e Stefano, siamo con il team, siamo con chi lo amava e lo conosceva bene, siamo con i due piloti che malauguratamente si sono trovati li, senza possibilità di scelta.

Ci tenevo a dire che TUTTI I TIFOSI DI QUALSIASI PILOTA SULLA FACCIA DELLA TERRA SONO CON VOI IN QUESTO MOMENTO DIFFICILISSIMO. A dirvi che lui sarà la a sgasare da matti, senza limiti e senza pericoli. Sarà la in compagnia di tutti i nostri cari (ai quali abbiamo detto di fare il tifo per lui lassù!!). Sarà la a guardarvi dall’alto ed a supportarvi ogni singolo giorno, ogni singolo attimo, tutti, tutti quelli che amava.

Ci mancherà, ma ci ha dato tanto. Il suo ricordo è indelebile a tutti.

Noi vi siamo vicini, davvero, col cuore.

Ciao Sic.

Vitto & Giò

 

 
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Pubblicato da su 24/10/2011 in Riflessioni, Valentino Rossi - MotoGP

 

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STAY WITH ME!!!

 

VI|27

 

 

 

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STEVE, LA MORTE DI UN GENIO VISIONARIO.

Apple I.

Mac.

Apple III.

iPod.

iTunes.

iBook.

MacBook.

G4.

iPhone.

iPad.

Alcune sue creazioni. Creazioni del “Genio Visionario”, come lo definisce la stessa Apple, la sua creatura.

Steve Jobs, un Uomo che ha cambiato la tecnologia. L’ha cambiata radicalmente, il tutto, traendo ispirazione da un corso di calligrafia del Reed College, una volta che smise con i corsi ufficiali dell’università.

Un Uomo che, licenziato dall’azienda che aveva creato, da vita alla NeXT (poi acquisita dalla Apple) ed alla Pixar, lo studio di animazione più di successo al mondo (Toy Story).

Un Uomo che ha fatto della morte non un limite, bensì un motivo per andare avanti.

Altri miliardi di cose si possono dire su Steve Jobs, ma non voglio essere io a farlo, non ne sarei capace. Su internet ci sono tantissimi siti dove potete trovare tutto su di lui, io voglio solo concludere così, criticando chi critica gli appassionati di computer e non che piangono la scomparsa del genio di Cupertino. Ho letto frasi del tipo:”Mi fanno incazzare quelli che venerano Jobs come un Dio. Ha inventato l’iPhone e l’iPad, nient’altro.” e non riesco a stare zitto di fronte a certe stupidaggini.

Noi, a cui dispiace enormemente per la morte di Jobs, non siamo addolorati del fatto che non vedremo più iPhone 6, iPad 4/5/6, Mac OS X “Tiger” o altre farloccate del genere. Siamo addolorati per la scomparsa di un grande GENIO NEL SUO CAMPO ma soprattutto di un GRANDE UOMO.

Un Uomo che non si è arreso davanti alla malattia, che l’ha combattuta e che l’ha vinta in diverse battaglie.

Un Uomo che ha tenuto duro ma che purtroppo ha perso la guerra con la malattia, perché lei non guarda in faccia a nessuno. Che tu sia un genio, un padre, una madre, la persona più potente al mondo, la persona più povera al mondo, uno normale, a lei non importa. Lei vuole solo vincere la sua guerra. E, purtroppo, vince sempre.

“STAY HUNGRY, STAY FOOLISH.”

FRASI CELEBRI:

Perché andare in Marina quando si può essere un pirata?

Essere l’uomo più ricco del cimitero non mi interessa. Andare a letto la sera dicendosi che si è fatto qualcosa di meraviglioso, questo è quello che conta per me.

Una farse detta a John Sculley, amministratore delegato della Pepsi, per convincerlo a passare a Apple: Vuoi passare tutta la tua vita vendere acqua zuccherata o vuoi una possibilità per cambiare il mondo?

La morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita. Ricordarsi che si muore presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per prendere le grandi scelte della vita. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Non abbiamo la possibilità di fare tante cose, e tutte dovrebbero essere davvero eccellenti. Perché questa è la nostra vita.

Allora non lo capii, ma il fatto di essere licenziato da Apple era stata la cosa migliore che potesse capitarmi. La pesantezza del successo era stata rimpiazziata dalla leggere di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò e mi permise di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Ha detto di Bill Gates: Gli auguro il meglio, davvero. Penso solo che lui e la Microsoft pensano un po’ in piccolo. Bil Gates sarebbe un ragazzo di più ampie vedute se si fosse calato un acido una volta o fosse andato in un ashram quando era più giovane.

Valevo oltre un milione di dollari quando avevo 23 anni e oltre 10 milioni di dollari quando avevo 24 anni, e più di 100 milioni di dollari quando ne avevo 25. Ma sai, non era poi così importante, perché non l’ho mai fatto per soldi.

 

 

vi|27

 
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Pubblicato da su 06/10/2011 in Riflessioni

 

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“STAY HUNGRY, STAY FOOLISH.”

(Se cliccate sulla foto qui sopra, visualizzerete il video con sottotitoli in italiano del discorso di Steve Jobs.)

“Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull’unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?

E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.

Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.

Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – in Dio, nel vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita

Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.

Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.

Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La mia terza storia è a proposto della morte

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Grazie a tutti.”

 
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Pubblicato da su 06/10/2011 in Riflessioni

 

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HO UNA DOMANDA PER VOI!!!

Ecco un quesito da porvi al quale dovrete rispondere sotto al post, cliccando sulla scritta “Leave Comment”, se volete ovviamente.

Cosa fareste autografare ai personaggi qui di seguito se li poteste incontrare??

– Valentino Rossi

– Ken Block

– Marco Simoncelli

– Andrea Iannone

– Loris Capirossi

– Graziano Rossi

 

Si intende qualsiasi oggetto (da una foto ad un cofano di una macchina ecco) che vi piacerebbe far siglare da costoro.

 

Rispondete in tantissimi.

 

Stay with me!!!

 

VI|27

 
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Pubblicato da su 27/09/2011 in Riflessioni, VI|27

 

FACILITA’ vs. TRADIZIONE

L’argomento è sempre quello: facilità contro tradizione.

Vi ripropongo le parole del settimanale Motosprint di oggi (27/09/2011):

“… Tutti questi venti di rivoluzione faranno storcere il naso a quelli che vogliono restare aggrappati alla tradizione anche quando la tradizione ti fa prendere due secondi al giro, ma la decisione di cambiare è giusta. Perché la Ducati oggi è indietro di almeno un anno, rispetto a Honda e Yamaha. … Serve una moto più moderna, che riesca a sfruttare le gomme Bridgestone di nuova generazione, che si lasci guidare senza obbligare il pilota a viaggiare sempre sul filo del baratro e si metta a punto con più velocità nei pochi turni di prove del GP. Infine, che diventi più facile da sfruttare da ogni tipo di pilota. Perché le moto vincenti sono così.” – Enrico Borghi

Ora, per me le frasi chiave sono:

1 – … FARANNO STORCERE IL NASO A QUELLI CHE VOGLIONO RESTARE AGGRAPPATI ALLA TRADIZIONE ANCHE QUANDO LA TRADIZIONE TI FA PRENDERE DUE SECONDI AL GIRO…

2 – … CHE DIVENTI PIÙ FACILE DA SFRUTTARE DA OGNI TIPO DI PILOTA. PERCHÉ LE MOTO VINCENTI SONO COSÌ.

Oddio, non sono frasi dette a caso!! Honda e Yamaha VINCONO perché sono FACILI DA SFRUTTARE DA OGNI TIPO DI PILOTA.

 

Un’altra citazione di motosprint che si collega bene a questo concetto è la frase detta a fine gara da Jonathan Rea:

“Se la moto va io vinco. La moto con gli ultimi aggiornamenti è molto più facile da controllare. Ma stiamo lavorando anche su altri particolari.”

Siamo sempre qui, SE LA MOTO VA IO VINCO; …E’ PIU’ FACILE DA CONTROLLARE, segno che con una moto “stronza” non vai molto lontano; LAVORIAMO SU ALTRI PARTICOLARI, che per lavorare si intende cambiare, altrimenti cosa ci lavorano a fare?!?!

Ecco, per migliorare, per rendere qualcosa più facile, più affidabile, bisogna lavorare, ergo cambiare.

Chi vuol capire, capisca.

 

STAY WITH ME!!!

VI|27

 
 

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A proposito di….

A proposito di “Si cambia” (vedi articolo precedente), qui si che è ora di cambiare… VAI COL LISCIO!!!

Le prime due foto sono ad un chilometraggio sconosciuto, comunque ancora belle…

La terza foto è la “liscezza” dopo 5200 km, proprio ieri.

STAY WITH ME!!!

 

VI|27

 
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Pubblicato da su 26/09/2011 in Riflessioni, VI|27

 

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