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Interview: Valentino Rossi

26 Mar
Tratta da: “IL CORRIERE DELLA SERA”

L’INTERVISTA

«In Ducati da rockstar
e con una spalla da sistemare»

Valentino Rossi: «Se noi e la Yamaha non ci svegliamo quelli della Honda quest’anno nemmeno li vediamo»

LOSAIL – Valentino Rossi, si ricorda un anno fa? Stessa pista, stesso deserto, eravamo qui a parlare del suo migliore precampionato di sempre e sappiamo com’è andata. Adesso che cosa ci dobbiamo aspettare?
«Ah, speriamo che la stagione vada al contrario del precampionato anche stavolta! Mi ricordo bene di un anno fa: c’era ottimismo, nei test ero andato fortissimo e qui ho pure vinto, anche se con un po’ di fortuna perché Stoner è caduto. Poi, con l’incidente in motocross e l’infortunio alla spalla destra, è iniziata la mia via crucis. Perché questo è stato il mio 2010: una via crucis».
Ce la racconti.
«Ho vissuto momenti di sfiducia bestiale, ero giù di morale. Tu fai terapia, ti curi, ma capitano giorni che ti fai un mazzo così e non migliori. E poi il guaio è che ho capito che cos’avevo veramente solo quando mi sono operato».
Ma com’è stato possibile?
«Mah. A volte succede che soltanto quando intervieni ti accorgi di cose che non avevi visto con gli esami».
Dunque ci sono stati errori nella diagnosi, sottovalutazioni iniziali?
«All’inizio hanno detto che la spalla non era nemmeno da operare, poi quando l’hanno aperta s’è scoperto che era distrutta. Sinceramente, non mi so dare una spiegazione».
Adesso a che punto è?
«Mi fa perdere mezzo secondo al giro. Sto al 70 per cento della forza, ma quello che mi preoccupa è la resistenza allo sforzo. Oggi dovrò soffrire, soprattutto nella seconda metà della gara».
Parentesi: il motocross lo rifarà mai più?
«Ah no! Farsi male così è capitato a tanti piloti, ma per me è stato devastante».
Ma non era meglio operarsi prima del 14 novembre?
«Nel periodo in cui ho operato la gamba rotta al Mugello no, sarebbe stato impossibile gestire due convalescenze e insieme. Dopo forse sì, a settembre. Magari ora sarei più in forma. Però non volevo saltare delle gare e, soprattutto, volevo provare la Ducati a Valencia: il test è stato negativo ma almeno ci siamo portati avanti».

Ecco, la Ducati. Come spiegherebbe gli attuali problemi tecnici a un inesperto di moto?«La Desmosedici è stata sempre concepita come moto performante ed estrema, ma secondo me questa non è la via vincente. Per me si può andare più forte anche se la potenza non è stratosferica, con una moto più facile da guidare, diciamo più simile a una da strada. Bisogna lavorare di fino e qui nessuno l’ha mai fatto».

Insomma, c’è un Messi in sella a una moto pensata per Rooney.
«Sì, è proprio così. Rooney-Stoner la guidava a suo modo e andava forte, anche se poi non vinceva i Mondiali, perché non dimentichiamo che questa Ducati è un’altra cosa rispetto a quella con cui vinse il titolo nel 2007. Comunque lui la faceva andare bene, io non ancora. Difatti sto ancora cercando di capire come la guidava Stoner».
Rossi studia ancora motociclismo, alla sua età?
«Beh, se uno non ha un po’ di umiltà e non si mette in discussione ha già perso, nello sport e nella vita. Stoner era bravo a sfruttare le cose positive, mettendo una pezza su quella negative e guidando in maniera più strana».
E lei in questo finora che voto si dà?
«Sei».
A proposito di Stoner: ha ribadito venerdì che lei è un pilota scorretto…
«Sì, certo, sono d’accordo con lui…».
La Honda attuale è imbattibile?
«Ha spostato in alto l’asticella. È più veloce, ha più potenza ed è più agile. Stoner e Pedrosa hanno capito di avere in mano una bomba e hanno preso fiducia. Se noi e la Yamaha non facciamo un grande passo in avanti, non li vedremo mai».
Le serve insomma un’impresa come l’Inter a Monaco.
«Forse più grande! La Honda è tornata ai tempi miei e di Doohan».
Dopo sette anni dal suo addio era il minimo…
«La loro politica aggressiva sta pagando. Quando loro decidono di muoversi davvero fanno ciò che vogliono».
Le troppe punte Honda possono favorirla rubandosi punti?
«Speriamo! In fondo quelli buoni sono quattro, perché c’è anche Simoncelli. Ma non vorrei essere troppo ottimista…».
Il suo amico Sic la proccupa?
«Al momento è più forte di me».
È lui il possibile outsider?
«Lui e Spies. Ben è uno bravo bravo e metterà in difficoltà Lorenzo».
Che beffa: Jorge pensava di essersi liberato di un rompiscatole di nome Rossi ed eccone subito un altro…
«Credeva lui! Ma questa è la vita. C’è sempre qualcuno che vuole fare meglio di te».
Ma le è davvero così antipatico?
«Precisiamo. Da Chiambretti è comparsa una foto di Lorenzo, tutti hanno fatto “buuh” e allora io ho fatto la battuta: vedete sono tutti d’accordo… E comunque anch’io penso di stargli antipatico, dunque siamo pari. Del resto non si può piacere a tutti, e io penso di avere un saldo positivo in simpatia».
Su Facebook c’è la pagina «Anch’io odio Lorenzo», ha oltre 8000 fan.
«Me l’han detto. Io però non lo odio e non mi iscrivo».
Ma lei è iscritto a Facebook?
«No, ma sto lavorando per fare una pagina. Presto ci sarà qualche novità».
La rivalità con Lorenzo è come quella con Biaggi?
«Ancora no. Se faremo qualche battaglia in pista può diventarlo. E comunque, a parte questi discorsi, io dico che Lorenzo è molto forte».
Parliamo di Ducati: ha detto che non è stato un colpo di fulmine.
«Stavo molto bene in Yamaha, mi dicevo: chi me lo fa fare?».
Lorenzo, forse?
«Il problema non è stato lui. C’erano due gruppi contrapposti: il mio, capitanato da Furusawa, e quello di Jarvis che sosteneva Lorenzo. Con Furusawa che andava in pensione io non mi sentivo più protetto».
Insomma, più che scelta di vita una scelta obbligata…
«Ero diventato un nemico in casa. Meglio andarsene».
E la Ducati era lì ad aspettarla da un po’.
«Filippo Preziosi mi ha conquistato come fece Brivio in Yamaha nel 2003. Del resto come fai a non essere conquistato da uno come Filippo?».
Qual è la sua qualità più bella?
«È un genio. E poi ha una passione pazzesca per la moto».
Il progettista genio e il pilota fenomeno, ovvero i Mogol e Battisti della motocicletta…
(ride) «Ah magari! Ma per esserlo dobbiamo arrivare davanti. Per ora siamo più gli 883, si ricorda? Lui è Max Pezzali e io il biondo che ballava e basta…».
La Ducati era nel suo destino?
«Non credo nel destino. Penso che la vita si indirizzi con le proprie azioni».
E quanto assomiglia questa avventura a quella in Aprilia con cui lei cominciò la carriera?
«Qui è diverso. Qui lo spirito di appartenenza è più forte».
Infatti nel mondo rosso è delirio: una fabbrica ai suoi piedi, 30 mila persone in piazza Maggiore, retorica a fiumi sul made in Italy. Emozioni?
«Enormi. In piazza sembrava un concerto, roba da rockstar. Ma lo sapevo: il ducatismo è questo. Il tifo ce l’abbiamo, quello è sicuro. Ora pensiamo al resto…».
Qualche ducatista, però, storce il naso. Come mai secondo lei?
«Quando uno vince molto ed è molto amato, è normale che possa urtare qualcuno. E poi ci sono due gruppi diversi di oppositori in rosso. Uno è quello di chi mi ha sempre visto come avversario e dunque fa fatica ad abituarsi: andrà conquistato con le vittorie. L’altro è di quelli a cui io sto sulle balle per definizione: questi tenevano per Biaggi, Gibernau, Capirossi, Stoner, insomma tutti fuorché me. Succede. Ce ne faremo una ragione».
Si sente come Leonardo, passato al grande nemico?
«Un po’ sì, anche se nel calcio cuore e passione contano di più. Da noi è diverso: se è vero che quando guidi la Ducati devi essere anche un ducatista, le giapponesi hanno decisamente meno appeal… E comunque Leonardo al Milan lo hanno trattato male, che cosa doveva fare?».
Meglio lui o Mourinho?
«Leo mi piaceva già al Milan, figurarsi adesso che è all’Inter. L’Inter di Mourinho era ancora più forte perché ha vinto, ora vediamo che cosa farà questa. Di sicuro la goduria di Monaco è stata eccezionale, con tutti i milanisti che, già usciti dalla Champions, ci gufavano…».
Ecco, i gufi. Ogni sportivo ha i suoi. Come ci si difende?
«Intanto, più ce ne sono meglio è. Il gufo porta fortuna, lo vedo anch’io: quando gufo Milan e Juve, di solito non funziona».
Ha parlato di voglia di Superbike, fra cent’anni. Come dire: grande passione, poco snobismo.
«Sì, io amo questo sport. È la mia vita. E la Sbk sarebbe un bel modo per chiudere il cerchio, dopo almeno altri due anni di Ducati e prima di passare in macchina».
Non penserà ancora alla Formula 1, eh?
«No no, zero Formula 1, anzi cancelliamo l’argomento: farò Superbike, poi vedremo».
Ieri a Tavullia ha aperto «Da Rossi» e stasera saranno tutti lì a vedere la sua gara. Che fa, diversifica?
«Sì, è una delle mie attività da manager di me stesso. È un locale che ho aperto con tre vecchi amici, sarà fatto di pizza, piadina, calcio e MotoGp».
Ha detto che per questa sua nuova avventura sente più sostegno all’estero che in Italia. Possibile?
«Da noi essere profeta in patria è dura. In Italia c’è molta invidia. La gente perde un sacco di tempo a criticare quello che fanno gli altri anziché impegnarsi a fare bene le cose che sa fare. All’italiano sminuire il lavoro altrui dà proprio gusto. Senza contare la classica argomentazione per spiegare il successo degli altri: ha avuto solo culo!».
Un tifoso sul web però ci ha scritto: Rossi è l’unico che ci rende orgogliosi dell’Italia nel mondo.
«Ah, diobono, questa è forte. Posso solo dire che spero di meritarmelo».
Ma lei è solo un pilota: non dovrebbe essere anche qualcun altro ad assolvere questo compito?
(ride)
«Mi sa di sì».

Stay with me.

Vi27

 
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Pubblicato da su 26/03/2011 in Valentino Rossi - MotoGP

 

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